Ricordando Franca Sozzani

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Franca Sozzani è scomparsa. Se ne è andata in punta di piedi, dopo un anno di malattia. Jonathan Newhouse, Chairman e Chief Executive di Condè Nast, annunciando la notizia ha detto: “una perdita incalcolabile per tutto il mondo della moda”. Mantovana, nata 66 anni fa da una famiglia dell’alta borghesia, il suo futuro sembrava già segnato.

Grazie alla sua intelligenza, passione, ostinazione, dalle pagine di Vogue Italia con le sue posizioni spesso controcorrente e la capacità di stupire con copertine e servizi fotografici d’impatto ha finito per ribaltare la storia del costume, inventando un modo nuovo di raccontare la moda e la società, attraverso le immagini.franca-sozzani-nss-magazine-3

Laureata alla Cattolica di Milano in Lettere con tesi in Filologia Germanica (anche se avrebbe voluto studiare fisica) a 22 anni si sposa per divorziare tre mesi dopo incinta del figlio Francesco. Va in India, poi a Londra e qui la capitale inglese di fine anni sessanta, la cambia completamente. A quel tempo l’Italia era molto conservativa nell’abbigliamento, e diceva: ”Quando sono andata a Londra, ho trovato un mondo totalmente nuovo: non solo il mio approccio ai vestiti, ma anche il mio modo di vivere. Stavamo respirando una specie di aria completamente antiestablishment. Forse nella mia testa non sono mai tornata. Si sentiva realmente l’odore della libertà, questo ha cambiato del tutto il mio modo di pensare”. Franca realizza che è arrivato il momento di fare qualcosa di buono della sua vita e, anche per far accettare meglio l’idea della fine del proprio matrimonio al severo padre, decide di trovare lavoro. Risponde ad un annuncio e si trova a lavorare a Vogue Bambini come “assistente dell’assistente dell’assistente”.

Ricordando quel periodo racconta ironica: “Ho deciso che volevo lavorare e fare la stylist e ho preso subito tutto sul serio. Oliviero Toscani racconta sempre che ero una deficiente puntaspilli vestita Saint Laurent. Poi, a trent’anni, passa ad una nuova rivista Lei (versione italiana all’epoca di Glamour) e al corrispettivo maschile per Lui. Qui inizia a stringere contatti con Oliviero Toscani, Mario Testino, Paolo Roversi, Herb Ritts, Peter Lindbergh, Bruce Weber e Steven Meisel, tutti giovani talenti emergenti attratti dalla passione della Sozzani, dalla sua visione creativa e dalla libertà di lavoro che lasciava loro.

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Nel 1988 Franca viene nominata direttrice di Vogue Italia ed è subito chiaro stia per iniziare una rivoluzione. La prima copertina, realizzata da Meisel, segna una chiara inversione di rotta rispetto agli anni precedenti: l’immagine seppia della modella Robin MacKintosh con indosso una camicia bianca Ferrè e il titolo “Il Nuovo Stile”.

Questo scatto non è solo il simbolo di un nuovo percorso creativo, indipendente e anticonformista per la rivista, ma anche quello di un rapporto umano e lavorativo con il fotografo americano che è continuato per oltre vent’anni, sue sono infatti quasi tutte le cover del Vogue italiano, come sempre suo è l’occhio dietro la macchina da presa degli editoriali più discussi degli ultimi anni, lanciando nel frattempo insieme a Franca la carriera di tutte le supermodel degli anni ’90.

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Perchè non usare la moda per comunicare? E’ questo che si chiedeva Franca Sozzani. Sulla carta Vogue doveva essere solo “glossy”, un giornale con bei cappotti e belle gonne, invece lei ha lanciato messaggi. E per questo verrà sempre ricordata, per le posizioni spesso controcorrente e per la capacità di stupire con copertine e servizi fotografici d’impatto. Rischiando più volte di venire licenziata da Condè Nast, tratta temi delicati come la chirurgia plastica, le donne “curvy”, la violenza domestica, il rispetto per l’ambiente, il razzismo nel mondo della moda.

“Sono consapevole che mi prendo rischio, ne sono molto consapevole, ho un sacco di coscienza su questo. Non è che non mi interessi, è perchè penso che la moda sia un buon mezzo, che se si utilizza la moda nel modo giusto, si può parlare a tutti. Io scherzo dicendo che ho inventato Instagram 25 anni fa, mentre stavo solo parlando attraverso le immagini … perchè chi parla italiano? Nessuno. Così le immagini sono l’unico modo in cui si può parlare a tutti. Per me, erano il mio strumento. E penso che la moda non sia solo abiti, ma cultura, si tratta di dove si vive, si tratta di movimento sociale, si tratta di movimento economico, si tratta di razzismo, si tratta di tutto”.

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Nel luglio 2008 Vogue Italia pubblica soltanto servizi con modelle nere, accompagnandoli da editoriali e articoli che denunciano il razzismo, anche quello nel mondo della moda. La risposta alla domanda “Come mai ci sono milioni di modelle provenienti da un paese come l’Ucraina, ma non ci sono modelle provenienti da tutto il continente africano?” diventa il più grande trionfo della Sozzani.

Quel numero della rivista viene ristampato tre volte, ottenendo il titolo di bestselling edition e lasciando un segno nella storia della moda.franca-sozzani-nss-magazine-5

Nel settembre di quest’anno alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, Francesco Carrozzini presenta il documentario “Franca: Chaos and Creation” che racconta la storia della direttrice Vogue Italia, sua madre. Nelle scene in bianco e nero, girate con una 8 millimetri, intervallati da interviste a Karl Lagerfeld, Bruce Weber, Baz Luhrmann, Courtney Love e molti altri, affiorano pezzi di vita della Sozzani, del suo lavoro, del rapporto col figlio.

Lei elegantissima, iconica con il fisico esile, i lunghi capelli biondi, l’aspetto preraffaellita, gelosa della sua privacy, regala frammenti di sè: la famiglia borghese, le ottime scuole, le vacanze al mare, l’amore per Saint Laurent che ha permesso alle donne di vestirsi come un uomo, il forte impatto di Londra nella sua vita. Nelle sue parole c’è la madre amorevole e atipica che va a prendere a scuola Francesco accompagnata da Naomi Campbell, l’algida direttrice editoriale di Condè Nast Italia, la ribelle che ha reso famosi molti stilisti emergenti col concorso “Who’s on Next”, ha valorizzato molti nomi importanti della moda italiana, ma anche l’ambasciatore globale contro la fame per il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite e la persona che ha sostenuto la ricerca contro l’AIDS o lo IEO( fondazione creata da Umberto Veronesi per finanziare la ricerca sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia).

Nel documentario parlando di stessa dice:”Sono molto testarda quando ho delle, idee. Quando le perseguo preferisco fare i miei errori. Non mi sento una ribelle. Mi sento di avere una visione e voglio andare avanti con la mia visione ed è il mio lavoro, questa è la mia rivista così mi danno la libertà di farlo. Sono stata l’Editor in Chief di Vogue Italia per 25 anni. Non ho mai pensato che avrei fatto questo lavoro per così tanto tempo, ma a volte questa è la vita. Sì che sono una vincente! Non perchè sia presuntuosa, ma perchè tutte le mie idee hanno avuto successo”.

Kettj Talon
Ricordando Franca Sozzaniultima modifica: 2016-12-28T10:24:41+00:00da palore75
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